I test effettuati utilizzando campioni di saliva possono rilevare la possibilità di malattie degenerative fino a 20 anni prima della comparsa dei primi sintomi.
Grazie al dottorato di ricerca in Scienze Biologiche conseguito presso l'Università di San Paolo (USP), il professor Gustavo Alves, proveniente dal corso di laurea in Medicina dell'Università São Leopoldo Mandic, ha sviluppato un metodo rivoluzionario che utilizza l'analisi dei biomarcatori, come la proteina p-TAU, per identificare la malattia di Alzheimer.
La proteina p-TAU si trova principalmente nei neuroni, dove contribuisce a stabilizzare i microtubuli, strutture che fungono da vie di trasporto all'interno della cellula. Livelli elevati di questa proteina sono associati a malattie neurodegenerative come l'Alzheimer.
L'interesse per l'argomento è nato da una serie di esperienze condotte dal Dott. Gustavo Alves, che nel 2006 ha lavorato con pazienti anziani affetti da demenza. L'idea di lavorare alla diagnosi della malattia utilizzando campioni di saliva è nata nel 2012, per via della praticità della raccolta dei campioni.
L'idea è che questo test, richiesto da un medico, possa contribuire a una diagnosi più accurata della malattia di Alzheimer. Con una diagnosi precoce, è possibile rallentarne la progressione attraverso piccoli cambiamenti nello stile di vita e nelle abitudini quotidiane.
"L'Alzheimer attraversa una serie di fasi 'asintomatiche' prima di trasformarsi in demenza. Pertanto, la possibilità di una diagnosi precoce offre l'opportunità di iniziare il trattamento prima che la persona manifesti perdita di memoria, perdita dell'udito e tutti quei sintomi che già conosciamo", ha affermato il dottor Gustavo Alves, sottolineando l'importanza dello studio.
Attualmente, secondo le informazioni fornite, i risultati del test sono disponibili entro 24 ore dal prelievo del campione, ma si prevede che, in base alla configurazione definitiva del kit di test, questo tempo si ridurrà a 5 minuti.
"Per la scienza, si tratta di una svolta epocale. Ma, oltre a questo, anche dal punto di vista economico sarebbe più accessibile a tutti", ha aggiunto il medico.
Oltre a questa ricerca, il dottor Gustavo è coinvolto anche in un altro studio relativo al trattamento del morbo di Alzheimer in pazienti già diagnosticati, basato su un composto ricavato dalla buccia di jaboticaba.
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